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Prion diseases: new clues in the structure of prion proteins

18 Febbraio 2021
Il paper appena pubblicato su PLOS Pathogens rappresenta un altro passo verso la piena comprensione di queste patologie mortali

Le malattie da prioni sono un gruppo di malattie neurodegenerative rapidamente progressive, mortali e contagiose che colpiscono sia gli esseri umani che gli animali: l’Encefalopatia Spongiforme Bovina (BSE) o morbo della ‘mucca pazza’ è una delle più famose da quando nel 1996 gli scienziati hanno scoperto che l’agente responsabile della malattia nelle mucche, è lo stesso agente responsabile della cosiddetta variante Creutzfeldt-Jakob (vCJD), che colpisce l’uomo.

Un nuovo studio condotto dalla SISSA - Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati in collaborazione con altre istituzioni tra cui Genos Glycoscience Research Laboratory di Zagabria, Croazia ed Elettra Sincrotrone Trieste, fornisce importanti indizi sulle differenze nelle strutture dei prioni, proteine che causano queste malattie attualmente incurabili.

“Per una migliore comprensione del meccanismo delle malattie e dell’esistenza dei ceppi è necessario indagare la struttura della proteina prionica”, afferma la neuroscienziata Natali Nakić, primo autore dell’articolo Site-specific analysis of N-glycans from different sheep prion strains (Analisi sito-specifica degli N-glicani provenienti da ceppi diversi di prioni di pecora), appena pubblicato su PLOS Pathogens. La proteina prionica è una glicoproteina, il che significa che i polisaccaridi chiamati glicani comprendono gran parte della struttura proteica. Il nuovo studio è il primo del suo genere poiché si concentra sul confronto tra strutture glicaniche di diversi ceppi.

Il professor Giuseppe Legname, coautore dell’articolo, è il Direttore del Laboratorio di Biologia dei Prioni della SISSA e collabora con Elettra Sincrotrone Trieste dal 2006: “I carboidrati delle glicoproteinesono stati sequenziati per la prima volta grazie alla collaborazione con il Genos Glycoscience Research Laboratory, utilizzando una tecnica altamente sensibile chiamata cromatografia liquida/ spettrometria di massa” afferma. “Ci si chiede da tempo se la diversità dei ceppi prionici possa dipendere dai glicani che li compongono oltre che da come si ripiegano le proteine. Con i nostri risultati abbiamo dato per la prima volta una risposta”.

Comunicato stampa