The most powerful learning “tool”

In learning, communication overrides the “statistics” of events

We learn how our world works by observing the frequency of events: if (almost) every time I press a button a light comes on, by repeating the same experience over and over again I will learn that to turn on the light I need to press that button. In addition to this sort of “statistical evaluation” of observed events, there is another very powerful instrument that the brain uses for learning and that sometimes clashes with the former: communication. This is also suggested by a study of the International School for Advanced Studies (SISSA) of Trieste, published in PLOS One: young children rely more on the teachings of an adult than on “facts”.

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Apprendiamo il modo in cui funziona il nostro mondo osservando la frequenza degli eventi: se (quasi) ogni volta che schiaccio un interruttore si accenderà una luce, ripetendo più volte l’esperienza imparerò che per accendere la luce devo schiacciare quell’interruttore. Oltre a questa sorta di “valutazione statistica” degli eventi osservati, c’è un altro strumento potentissimo che il cervello umano usa per imparare e che talvolta può entrare in conflitto con il primo: la comunicazione. Lo suggerisce anche uno studio della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste, pubblicato su PLOS One: per i bambini, più dei “fatti”, conta l’insegnamento dell’adulto.

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SISSA

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